Pubblicato il Marzo 15, 2024

La gestione efficace degli assiemi CAD complessi in cloud non si riduce alla scelta di un software, ma all’adozione di una filosofia di “Single Source of Truth” (SSoT) che centralizza i dati e rivoluziona i flussi di lavoro.

  • Il passaggio al cloud trasforma i costi hardware (da CapEx a OpEx) e sposta il carico computazionale dalle singole workstation ai server remoti, rendendo l’hardware meno critico.
  • Un sistema PDM (Product Data Management) diventa il cuore della strategia, eliminando gli errori di versionamento grazie a check-in/check-out e a workflow di approvazione tracciati.

Raccomandazione: Iniziate mappando il vostro attuale flusso di dati per identificare le ridondanze e i colli di bottiglia, primo passo per implementare una vera strategia SSoT invece di una semplice migrazione di file.

Se il suo ufficio tecnico meccanico assomiglia alla maggior parte delle realtà italiane, la scena le è fin troppo familiare: file duplicati con nomi come “assieme_FINALE_rev2_USIAMO_QUESTO.SLDASM”, progettisti che si sovrascrivono il lavoro a vicenda e, nel peggiore dei casi, una versione obsoleta di un disegno che finisce in produzione, costando tempo e denaro. La promessa del cloud come soluzione a questa anarchia digitale è allettante, ma spesso viene fraintesa. Molti pensano che basti spostare i file su un drive condiviso per risolvere il problema, ma questa è solo una ricetta per un disastro più veloce.

Le soluzioni tradizionali si concentrano sull’aumentare la potenza delle singole workstation o sull’implementare regole rigide che finiscono per rallentare il lavoro. Si parla di PDM, di librerie condivise, di simulazione, ma questi strumenti vengono spesso visti come silos separati. E se il vero cambio di paradigma non fosse la tecnologia in sé, ma il modo in cui la usiamo per creare un’unica fonte di verità? La chiave non è semplicemente “collaborare”, ma costruire un ecosistema digitale in cui ogni dato, dal singolo bullone al risultato di una simulazione FEM, sia univoco, aggiornato e accessibile a chi ne ha diritto, nel momento in cui ne ha bisogno. Questo è il principio della Single Source of Truth (SSoT).

Questo articolo non è un elenco di software. È una guida strategica pensata per Lei, Responsabile dell’Ufficio Tecnico, per ripensare la progettazione collaborativa. Esploreremo come trasformare il caos dei file in un flusso di dati centralizzato, analizzando l’impatto sull’hardware, l’importanza vitale di un PDM, la creazione di librerie intelligenti e l’integrazione di strumenti avanzati come la simulazione e il design additivo, il tutto sotto l’ombrello di una strategia SSoT coerente.

Per navigare in modo efficace attraverso queste strategie, di seguito troverà un sommario che delinea i pilastri fondamentali della moderna progettazione meccanica collaborativa. Ogni sezione è pensata per affrontare una sfida specifica e fornire soluzioni pratiche.

Scheda video gaming o professionale: quale hardware serve davvero per far girare SolidWorks o CATIA senza scatti?

La domanda sull’hardware è un classico per ogni ufficio tecnico. Per anni, la risposta è stata semplice: investire in costose workstation con GPU professionali certificate per ogni progettista. Tuttavia, l’avvento del CAD in cloud sta demolendo questo paradigma. Il concetto chiave è la dematerializzazione della workstation: il carico computazionale più pesante, come il rendering fotorealistico o le simulazioni complesse, non viene più eseguito sulla macchina locale, ma su potenti GPU nel cloud. Questo non significa che l’hardware locale diventi irrilevante. L’interfaccia utente, la manipolazione fluida di modelli complessi e la reattività dipendono ancora da un buon processore con un’alta frequenza single-core e da una quantità adeguata di RAM.

La strategia vincente diventa ibrida. Si può dotare il team di macchine più agili e meno costose, ottimizzate per la reattività del software e una connettività di rete eccellente (fibra FTTH con bassa latenza è fondamentale), lasciando il “lavoro sporco” all’infrastruttura cloud. Questo approccio non solo riduce l’investimento iniziale (CapEx), ma trasforma i costi in una spesa operativa (OpEx) più gestibile e scalabile. Invece di un ciclo di aggiornamento hardware triennale da decine di migliaia di euro, si paga per la potenza di calcolo solo quando serve.

Questo modello economico ha un impatto diretto sulla redditività. Un’analisi approfondita sui costi totali di proprietà ha evidenziato come il CAD basato su cloud offra un TCO più basso e prevedibile rispetto ai costi nascosti del CAD tradizionale, che includono manutenzione, aggiornamenti e downtime. Il focus si sposta quindi dall’acquisto della “scheda video più potente” alla costruzione di un’infrastruttura di rete solida e alla scelta di una piattaforma cloud che offra la giusta potenza computazionale on-demand.

In definitiva, la domanda non è più “gaming o professionale?”, ma “quale bilanciamento tra potenza locale e cloud massimizza la produttività e minimizza il Total Cost of Ownership del mio ufficio tecnico?”.

PDM (Product Data Management): come evitare l’errore disastroso di mandare in produzione la versione vecchia del disegno?

Il Product Data Management (PDM) è il cuore pulsante di una strategia “Single Source of Truth”. Non è un semplice archivio di file, ma un sistema intelligente che governa il ciclo di vita del dato di prodotto. La sua funzione primaria è rispondere alla domanda più critica per un ufficio tecnico: “Qual è la versione giusta?”. Un PDM risolve questo problema attraverso meccanismi di check-in e check-out: quando un progettista deve modificare un componente, “blocca” il file, impedendo ad altri di creare versioni conflittuali. Una volta terminate le modifiche, il file viene rilasciato (check-in) creando una nuova revisione tracciata e documentata.

Molti confondono PDM e PLM (Product Lifecycle Management). In breve, il PDM si concentra sulla gestione dei dati CAD e della documentazione tecnica (disegni, distinte base, revisioni), mentre il PLM ha un orizzonte più ampio, gestendo l’intero ciclo di vita del prodotto, dall’idea iniziale al marketing, fino alla dismissione, integrando dati da diversi reparti aziendali (acquisti, qualità, vendite). Il PDM è il fondamento tecnico su cui spesso si costruisce una strategia PLM più estesa. Per un ufficio tecnico, iniziare con un solido PDM è il passo fondamentale.

L’adozione di un PDM basato su cloud porta questo controllo a un livello superiore. L’accesso centralizzato garantisce che tutti, inclusi produzione, fornitori o collaboratori esterni, attingano sempre e solo alla versione approvata. I moderni sistemi PDM cloud, come dimostra un’implementazione di GstarCAD 365 in un’azienda della Motor Valley, permettono di strutturare permessi granulari per progetto e ruolo, preservando i riferimenti esterni (X-ref) e mantenendo una cronologia completa delle versioni. In questo caso specifico, l’azienda emiliana ha ridotto gli errori di versioning del 90% grazie a workflow di approvazione con notifiche in tempo reale.

Sistema PDM cloud che mostra il controllo versioni e workflow di approvazione

L’immagine qui sopra illustra visivamente questo concetto: un flusso di lavoro chiaro dove le revisioni sono rami controllati di un albero, non una giungla di file duplicati. L’implementazione di un workflow di approvazione digitale è cruciale: un disegno non diventa “rilasciato” finché non passa attraverso le necessarie validazioni (es. verifica del responsabile tecnico, controllo qualità). Questo elimina l’ambiguità e crea una tracciabilità inoppugnabile.

In sintesi, un PDM non è un “male necessario” o una burocrazia aggiuntiva; è la polizza assicurativa contro l’errore più costoso che un’azienda manifatturiera possa commettere.

Perché ogni progettista disegna la sua vite e come creare una libreria condivisa che fa risparmiare ore?

Il fenomeno della “vite ridisegnata” è un sintomo di un problema più profondo: l’assenza di una libreria di componenti standard centralizzata e intelligente. Quando ogni progettista crea da zero o ricerca componenti comuni (viti, cuscinetti, motori) in cartelle disorganizzate, si generano inefficienze enormi. Non solo si perde tempo prezioso, ma si creano distinte base (BOM) “sporche”, con decine di codici diversi per lo stesso identico componente, mandando in confusione l’ufficio acquisti e il magazzino. Una libreria condivisa è il primo passo, ma una vera strategia SSoT richiede “intelligenza di libreria”.

Una libreria intelligente non contiene solo il modello 3D. Ogni componente è arricchito con metadati cruciali: codice articolo univoco, fornitore, materiale, costo, peso, trattamenti superficiali e link alla documentazione tecnica. Questo trasforma la libreria da un semplice contenitore di geometria a una vera e propria estensione del sistema ERP aziendale. Il progettista, quando inserisce un componente, non sta solo aggiungendo un pezzo all’assieme, ma sta popolando la distinta base con informazioni già validate e coerenti con la gestione aziendale. L’impatto sulla produttività è enorme, come dimostrato dall’esperienza di piattaforme come GrabCAD, che offrono un risparmio di tempo considerevole ai loro milioni di utenti grazie a librerie condivise.

Studio di caso: Libreria intelligente integrata con ERP aziendale

Un’eccellente applicazione di questo principio viene da un’azienda veneta di macchinari. Implementando una libreria cloud basata su Solid Edge, hanno arricchito i componenti standard con metadati specifici, inclusi codici di fornitori locali come Fecam. Il portale cloud di Solid Edge permette di visualizzare e condividere i modelli 3D da qualsiasi browser, ma il vero valore aggiunto è stata l’integrazione diretta con il loro ERP TeamSystem. Questo collegamento ha eliminato il 95% dei disallineamenti tra l’ufficio tecnico e l’ufficio acquisti, garantendo che i codici a disegno corrispondessero sempre a quelli a sistema.

La creazione di una libreria di questo tipo richiede un investimento iniziale: definire le regole di codifica, standardizzare i componenti da utilizzare e arricchire i dati. Tuttavia, il ritorno sull’investimento (ROI) è rapido e tangibile. Si riducono i tempi di progettazione, si eliminano gli errori in distinta base, si ottimizzano le scorte a magazzino e si semplifica il processo di acquisto. La libreria centralizzata diventa un asset strategico che capitalizza e distribuisce la conoscenza aziendale, invece di lasciarla frammentata sui dischi dei singoli progettisti.

In conclusione, smettere di ridisegnare la stessa vite non è solo una questione di efficienza, ma il primo passo per costruire un ponte solido e affidabile tra la progettazione e il resto dell’azienda.

Analisi agli elementi finiti: come integrare la simulazione strutturale nel flusso CAD per ridurre i prototipi fisici?

Tradizionalmente, l’analisi agli elementi finiti (FEM/FEA) era un’attività per specialisti, eseguita alla fine del processo di progettazione su workstation dedicate. Questo approccio a “cascata” creava un collo di bottiglia: se la simulazione rivelava un problema, bisognava tornare indietro, modificare il progetto e ripetere il lungo processo. Il cloud sta rivoluzionando anche questo campo, abilitando la validazione continua. L’integrazione della simulazione direttamente nell’ambiente CAD permette al progettista di ottenere feedback quasi istantanei sulla performance strutturale delle proprie scelte, democratizzando l’analisi.

Le piattaforme CAD cloud-native sfruttano la potenza di calcolo quasi illimitata dei server remoti per eseguire analisi complesse in pochi minuti, senza bloccare la macchina locale dell’ingegnere. Un esempio concreto è quello di un produttore di macchine per il packaging di Bologna che, utilizzando la simulazione integrata in Onshape, ha potuto validare le modifiche a un componente critico in due ore anziché nelle due settimane necessarie per realizzare e testare un prototipo fisico. Questo ha portato a una riduzione dei prototipi fisici del 40%. Il progettista può esplorare più alternative, ottimizzare il peso e la resistenza di un pezzo e prendere decisioni basate su dati quantitativi fin dalle prime fasi del progetto.

Analisi FEM di un componente meccanico con visualizzazione dello stress strutturale

L’integrazione di questi strumenti avanzati non è solo un vantaggio tecnico, ma anche un’opportunità strategica per le aziende italiane. L’utilizzo di software per la simulazione e la prototipazione rapida rientra a pieno titolo tra le attività ammissibili per il Credito d’Imposta 4.0, un incentivo governativo fondamentale per supportare la trasformazione digitale delle imprese manifatturiere. Documentare l’adozione di questi processi diventa quindi cruciale per accedere a importanti benefici fiscali.

Checklist per l’accesso al Credito d’Imposta 4.0 con la simulazione

  1. Documentare formalmente l’uso di software di simulazione avanzata (CAE) e prototipazione rapida all’interno del processo di sviluppo prodotto.
  2. Registrare metriche oggettive, come la riduzione del numero di prototipi fisici realizzati (con un target ideale di almeno -30%) o la diminuzione dei tempi di validazione.
  3. Dimostrare l’effettiva integrazione tra i sistemi CAD (progettazione) e CAE (analisi) nel flusso di lavoro digitale, evidenziando lo scambio di dati.
  4. Tracciare le ore di calcolo ad alte prestazioni (HPC), anche se utilizzate in cloud, per la validazione virtuale dei prodotti prima della messa in produzione.
  5. Preparare un report trimestrale sull’innovazione di processo da condividere con il proprio commercialista o consulente fiscale per la perizia giurata.

Questo incentivo rende l’adozione della simulazione non solo tecnicamente auspicabile, ma economicamente molto vantaggiosa, come evidenziato nelle guide dedicate alle workstation e all’innovazione 4.0. L’investimento in software e formazione viene così parzialmente ammortizzato, accelerando il ROI.

In definitiva, integrare la simulazione nel CAD non significa solo “fare più calcoli”, ma trasformare la progettazione da un’arte basata sull’esperienza a una scienza guidata dai dati, riducendo drasticamente tempi, costi e rischi.

Progettazione parametrica: come configurare il CAD per generare varianti di prodotto in automatico?

La progettazione parametrica non è una novità, ma il suo potenziale viene spesso sottoutilizzato. Invece di disegnare geometrie fisse, si definiscono le relazioni, le regole e i vincoli che governano il modello. Modificando un parametro chiave (es. una lunghezza, un diametro, un numero di fori), l’intero assieme si aggiorna di conseguenza. Questo approccio è la base per l’automazione della progettazione di prodotti configurabili, come serramenti, mobili o quadri elettrici. Un “modello master” parametrico ben costruito può generare centinaia di varianti personalizzate in una frazione del tempo necessario per un disegno manuale.

Il cloud porta questo concetto a un nuovo livello con il Generative Design. Mentre la parametrizzazione classica si basa su regole definite dall’uomo, il design generativo utilizza l’intelligenza artificiale per esplorare migliaia di possibili soluzioni progettuali in autonomia. Il progettista non disegna più la forma, ma definisce gli obiettivi (es. minimizzare il peso), i vincoli (es. punti di fissaggio, zone da non invadere) e i carichi. L’algoritmo, sfruttando la potenza del cloud, genera una serie di geometrie ottimizzate che spesso un essere umano non avrebbe mai concepito.

Questa evoluzione è ben rappresentata dal confronto tra i due approcci, dove il generative design si posiziona come lo strumento d’elezione per l’ottimizzazione spinta in settori come il motorsport e l’aerospaziale.

Confronto: Parametrico Classico vs. Generative Design Cloud
Aspetto Parametrico Classico Generative Design Cloud
Varianti generate 10-20 predefinite Migliaia basate su vincoli
Tempo elaborazione Manuale, ore Automatico, minuti
Ottimizzazione Basata su esperienza IA multi-obiettivo
Hardware richiesto Workstation potente Browser web standard
Applicazione tipica Configurazioni standard Motorsport, aerospace

Un caso di studio illuminante è quello di un’azienda veneta di serramenti che ha implementato un configuratore di prodotto (CPQ – Configure, Price, Quote) basato su un modello parametrico master in cloud con Autodesk Fusion. I venditori possono configurare un serramento su misura direttamente con il cliente, generando in tempo reale il modello 3D, il disegno 2D per la produzione e il preventivo. Questo ha permesso di ridurre i tempi di ingegneria d’ordine da tre giorni a soli 45 minuti, eliminando gli errori di comunicazione e accelerando drasticamente il ciclo di vendita.

Che si tratti di automazione di varianti standard o di ottimizzazione spinta con l’IA, la progettazione parametrica e generativa trasforma il ruolo del progettista da “disegnatore” a “stratega delle regole di prodotto”.

OpenBIM: come scambiare file tra Revit, Archicad e Allplan senza perdere dati geometrici?

Quando un progetto meccanico deve integrarsi con un edificio, come nel caso di impianti HVAC, linee di produzione o data center, la collaborazione si estende oltre l’ufficio tecnico. Coinvolge architetti, ingegneri strutturali e impiantisti che utilizzano software diversi (Revit, Archicad, Allplan, Tekla). In questo scenario, il concetto di “Single Source of Truth” si evolve nel Common Data Environment (CDE), una piattaforma cloud condivisa dove convergono tutti i modelli multidisciplinari. La lingua franca di questo ambiente è l’OpenBIM, il cui formato di file standard è l’IFC (Industry Foundation Classes).

L’IFC è un formato dati neutro e aperto che non si limita a descrivere la geometria di un oggetto, ma ne trasporta anche i metadati (materiale, classificazione, proprietà termiche, ecc.). Esportare l’assieme meccanico da SolidWorks o CATIA in formato IFC 4.0 permette di inserirlo nel modello federato del CDE, dove può essere coordinato con le altre discipline. Il problema principale nello scambio di file non è tanto la perdita di geometria, quanto la perdita di intelligenza e di contesto. L’OpenBIM mira a preservare questa ricchezza di informazioni.

Piattaforme cloud come Autodesk BIM Collaborate Pro sono progettate per fungere da CDE. Permettono di sovrapporre modelli provenienti da software diversi, eseguire la clash detection (rilevamento delle interferenze) in automatico e gestire la risoluzione dei conflitti in modo tracciato. Per esempio, il sistema può rilevare automaticamente che un canale di ventilazione progettato in Revit interferisce con una trave portante proveniente da Tekla. Invece di scoprirlo in cantiere, il problema viene identificato e assegnato ai rispettivi responsabili in fase di progettazione digitale.

Un progetto per la costruzione di un data center in Lombardia ha dimostrato l’efficacia di questo approccio. Utilizzando un CDE cloud per gestire il coordinamento tra le strutture civili e gli complessi impianti MEP (Mechanical, Electrical, and Plumbing), il team di progetto è riuscito a ridurre le Richieste di Informazioni (RFI) e le rilavorazioni in cantiere del 60%, con un enorme risparmio di tempo e costi. La piattaforma ha migliorato drasticamente la comunicazione tra i team, garantendo che tutti lavorassero sull’ultima versione del modello federato.

In un mondo sempre più interconnesso, la capacità di far dialogare i propri modelli meccanici con l’ecosistema BIM non è più un optional, ma un requisito fondamentale per partecipare a progetti complessi e di grande scala.

Design for Additive Manufacturing (DfAM): come alleggerire i pezzi sfruttando geometrie impossibili per la fresatura?

La stampa 3D, o Additive Manufacturing (AM), non è solo un modo più veloce di fare prototipi; è una tecnologia produttiva che scardina decenni di regole di progettazione. Il Design for Additive Manufacturing (DfAM) è la disciplina che insegna a progettare pezzi non per essere “sottratti” da un blocco di materiale (come nella fresatura o tornitura), ma per essere “costruiti” strato su strato. Questo apre a possibilità geometriche prima impensabili: strutture reticolari interne per alleggerire i pezzi mantenendo la rigidità, canali di raffreddamento conformati che seguono la superficie del componente, e il consolidamento di assiemi complessi in un unico pezzo.

Un esempio classico è la riduzione del numero di parti. Un componente che tradizionalmente richiedeva 10 pezzi diversi, lavorati separatamente e poi assemblati con viti e saldature, può essere ridisegnato come un unico pezzo stampato. Questo processo, come dimostrato da aziende italiane all’avanguardia come Roboze, che consolida da 10 pezzi a 1 componente unico utilizzando super polimeri in grado di sostituire i metalli, elimina i punti di debolezza dell’assemblaggio, riduce il peso e semplifica drasticamente la logistica e la distinta base.

L’ottimizzazione topologica, spesso integrata nei moderni software CAD cloud, è lo strumento principe del DfAM. L’algoritmo, dati i carichi e i vincoli, rimuove il materiale dove non è strettamente necessario, generando forme organiche e altamente efficienti. Queste geometrie, simili a strutture ossee, sono spesso impossibili da produrre con tecnologie tradizionali, ma sono perfette per la stampa 3D. Team della Motor Valley italiana sfruttano questi software per creare componenti con un rapporto rigidezza/peso estremo. Un esempio è il produttore italiano Caracol, che con le sue soluzioni additive supporta il settore con pezzi ottimizzati e validati tramite simulazione integrata prima di essere stampati in metallo.

Progettare per l’additivo richiede un cambio di mentalità. Il progettista deve smettere di pensare in termini di “cosa posso fresare?” e iniziare a chiedersi “qual è la forma ideale per questa funzione?”. Il costo non è più legato alla complessità della forma, ma principalmente al volume del materiale utilizzato. Questo incentiva la creazione di pezzi leggeri e ottimizzati, un vantaggio enorme in settori come l’aerospaziale, il motorsport e l’automazione industriale.

Abbracciare il DfAM significa non solo adottare una nuova tecnologia, ma sbloccare un nuovo livello di performance e di efficienza produttiva, trasformando i limiti di ieri nelle innovazioni di domani.

Da ricordare

  • La vera collaborazione CAD si fonda su una strategia “Single Source of Truth” (SSoT), non solo sulla tecnologia cloud.
  • Un sistema PDM è il nucleo operativo per eliminare errori di versionamento e garantire la tracciabilità delle modifiche.
  • L’integrazione di simulazione (CAE) e l’adozione del DfAM, supportate da incentivi come il Credito d’Imposta 4.0, trasformano la progettazione da processo reattivo a proattivo.

Come utilizzare la stampa 3D metallo o polimeri per ridurre i tempi di prototipazione da settimane a giorni?

La capacità di passare da un modello digitale a un oggetto fisico in poche ore è il vantaggio più immediato e tangibile della stampa 3D. La prototipazione rapida permette di testare l’ergonomia, la montabilità e la funzionalità di un componente molto prima di investire in costosi stampi o attrezzature di produzione. Questo ciclo iterativo di “progetta-stampa-testa-correggi” comprime i tempi di sviluppo da mesi a settimane, o da settimane a giorni, riducendo drasticamente il rischio di errori costosi scoperti in fase di produzione.

La scelta della tecnologia e del materiale giusti è fondamentale e dipende dall’obiettivo del prototipo. Per una validazione puramente estetica o di ingombro, una stampa FDM (Fused Deposition Modeling) in ABS o PETG può essere sufficiente e molto economica. Per un prototipo funzionale che deve resistere a carichi meccanici, tecnologie come l’HP Multi Jet Fusion (MJF) con polveri di PA12 o la sinterizzazione laser selettiva (SLS) offrono prestazioni meccaniche eccellenti. Se l’obiettivo è testare un pezzo metallico, la sinterizzazione laser diretta di metalli (DMLS) permette di creare prototipi in acciaio, alluminio o titanio con proprietà quasi identiche a quelle del pezzo di serie.

Panoramica delle tecnologie di stampa 3D per la prototipazione rapida
Tecnologia Materiale Tempo/pezzo Costo indicativo Applicazione
HP MJF PA12 (fino 80% riutilizzabile) 24h €50-200 Prototipi funzionali
SLS Nylon, TPU 36h €100-300 Test meccanici
DMLS Metalli (Acciaio, Alluminio) 48-72h €500-2000 Prototipi metallici/Aerospace
FDM ABS, PETG 12h €20-100 Concept/Validazione ergonomica

Oltre alla prototipazione, la stampa 3D sta rivoluzionando la gestione dei pezzi di ricambio. Invece di mantenere un magazzino fisico costoso e pieno di parti a bassa rotazione, le aziende stanno creando magazzini digitali: un archivio di file 3D pronti per essere stampati on-demand. Un produttore lombardo di macchinari automatici ha eliminato il 70% del magazzino fisico di ricambi, garantendo la consegna di un pezzo sostitutivo stampato in 48 ore. Questo approccio, oltre a ridurre i costi, aumenta la sostenibilità, riducendo sprechi ed emissioni grazie alla produzione on-demand e all’uso di materiali sempre più riciclabili.

Per padroneggiare questo nuovo paradigma, è essenziale rivisitare le logiche che governano la prototipazione rapida e la produzione on-demand.

Integrare la stampa 3D nel proprio flusso di lavoro significa quindi non solo accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti, ma anche creare un modello di business più agile, reattivo e sostenibile per l’intero ciclo di vita del prodotto.

Scritto da Elena Avv. Bianchi, Avvocato specializzato in Diritto delle Nuove Tecnologie, Privacy e Cybersecurity. DPO certificata, accompagna le aziende nella compliance al GDPR e nella gestione legale degli incidenti informatici.