
La vera copertura FTTH per la tua azienda non si verifica passivamente: si costruisce con un’azione proattiva, smascherando i colli di bottiglia che i call center non ti diranno mai.
- L’analisi deve andare oltre i siti web generici, ispezionando i limiti fisici (tubazioni, scavi in proprietà privata) e burocratici (permessi comunali).
- La scelta tra fibra “condivisa” (FTTH GPON) e “dedicata” non è una questione di velocità massima, ma di Banda Minima Garantita (BMG) e Service Level Agreement (SLA) indispensabili per l’operatività aziendale.
Raccomandazione: Adotta una strategia da tecnico di rete: documenta ogni passaggio, richiedi percorsi e certificazioni per iscritto e utilizza la leva burocratica (PEC, citazione di decreti) per sbloccare le pratiche ferme.
Se sei un imprenditore in una zona artigianale o in un’area periferica, la parola “fibra” ti provoca probabilmente un misto di speranza e frustrazione. Hai sentito le promesse dei call center, hai inserito il tuo indirizzo decine di volte su siti di verifica che ti garantivano una copertura imminente, per poi scontrarti con la dura realtà: attivazioni rimandate, tecnici che non trovano i passaggi e prestazioni che non bastano per le esigenze del tuo business. La verità è che in Italia, specialmente nelle cosiddette “Aree Bianche” o “Aree Grigie” a fallimento di mercato, ottenere una connessione FTTH (Fiber-to-the-Home) affidabile non è un’operazione da consumatore, ma una vera e propria operazione strategica.
Dimentica l’approccio passivo. I portali di verifica servono a poco quando entrano in gioco variabili come scavi in proprietà privata, tubazioni ostruite o permessi comunali bloccati. Le soluzioni standard, come la FTTC (Fiber-to-the-Cabinet), non sono più sufficienti per chi fa un uso intensivo di cloud, videoconferenze e backup di grandi volumi di dati. Questo articolo non è l’ennesimo elenco di offerte commerciali. È un manuale operativo scritto con la mentalità di un tecnico di rete, pensato per darti gli strumenti per analizzare, anticipare e risolvere i problemi che bloccano il tuo allaccio. Ti spiegheremo perché la “sonda non passa”, chi deve pagare gli scavi, come evitare il rischio di un “single point of failure” e come forzare la mano con la burocrazia.
In questa guida approfondita, analizzeremo ogni fase del processo, fornendoti le conoscenze tecniche e procedurali per passare da vittima delle circostanze ad artefice della tua connettività. Scoprirai come dialogare alla pari con operatori e tecnici, quali documenti richiedere e quali azioni intraprendere per garantire alla tua azienda la banda ultra larga di cui ha bisogno per competere e crescere.
Sommario: La tua roadmap per l’allaccio FTTH aziendale in area critica
- FTTC vs FTTH: perché la “fibra misto rame” non basta più per il cloud computing pesante?
- Allaccio in proprietà privata: chi paga gli scavi dal pozzetto in strada fino alla sala server?
- Cosa fare se i tecnici se ne vanno perché “non passa la sonda” nei tubi esistenti?
- L’errore di avere due linee fibra che passano nello stesso tombino: il rischio del “single point of failure”
- Quando aspettarsi l’attivazione: perché in area bianca possono passare 6 mesi dalla firma?
- Fibra dedicata vs FTTH condivisa: quale serve davvero se hai 20 dipendenti in videochiamata?
- Permessi di scavo comunali: come sbloccare la pratica ferma in comune da 3 mesi?
- Come progettare una sala server aziendale o scegliere un Data Center colocation che garantisca uptime del 99,99%?
FTTC vs FTTH: perché la “fibra misto rame” non basta più per il cloud computing pesante?
Molti operatori la chiamano “fibra”, ma la tecnologia FTTC (Fiber-to-the-Cabinet) è un compromesso che sta mostrando tutti i suoi limiti per le aziende. La fibra ottica arriva solo fino all’armadio stradale; da lì fino alla tua azienda, il segnale viaggia sul vecchio doppino di rame. Questo tratto finale è il vero collo di bottiglia. Sebbene possa essere sufficiente per la navigazione domestica, per un’azienda che si affida al cloud, le prestazioni sono inadeguate. Il problema non è solo la velocità di download, ma soprattutto quella di upload, cruciale per backup, trasferimento di file di grandi dimensioni e servizi SaaS. Non è un caso che, secondo i dati AGCOM del 2024, solo il 59% delle PMI italiane abbia accesso a una vera rete FTTH, lasciando una fetta enorme del tessuto produttivo a combattere con connessioni instabili.
La tecnologia FTTH (Fiber-to-the-Home), invece, porta il cavo in fibra ottica direttamente dentro il tuo edificio. Questo elimina completamente il rame, garantendo prestazioni simmetriche (upload e download con velocità simili), una latenza drasticamente inferiore e una stabilità a prova di interferenze. Per le applicazioni di cloud computing pesante, come l’uso di software gestionali in cloud, server virtuali o videoconferenze di alta qualità con decine di partecipanti, la differenza è abissale. La manifattura, ad esempio, è un settore dove le prestazioni della rete sono strategiche, ma spesso solo una minoranza di imprese è raggiunta da connessioni FTTH che permettono di sfruttare appieno il potenziale della trasformazione digitale.
Per capire l’impatto concreto, basta confrontare i parametri chiave. Una FTTC raramente supera i 20 Mbps in upload, mentre una FTTH business parte da 100 Mbps e può arrivare a 1 Gbps o più. La latenza scende da 15-25 ms a meno di 5 ms. Questo significa backup 50 volte più veloci e videoconferenze senza lag o interruzioni. Il passaggio a FTTH non è un upgrade, è un cambio di paradigma.
Questo confronto diretto chiarisce perché l’FTTC non è più un’opzione sostenibile per un’azienda moderna. L’analisi seguente illustra le differenze prestazionali e il loro impatto diretto sulle operazioni cloud.
| Parametro | FTTC | FTTH | Impatto su Cloud Computing |
|---|---|---|---|
| Velocità Upload | 20 Mbps | 1000 Mbps | 50x più veloce per backup |
| Latenza | 15-25 ms | 2-5 ms | Videoconferenze senza lag |
| Stabilità | Soggetta a interferenze | Immune a disturbi | Zero interruzioni critiche |
La scelta di una vera FTTH non è più una questione di lusso, ma una necessità strategica per garantire efficienza, produttività e competitività alla propria azienda.
Allaccio in proprietà privata: chi paga gli scavi dal pozzetto in strada fino alla sala server?
Questo è uno dei punti più critici e fonte di maggiori malintesi. L’operatore (sia esso Open Fiber, FiberCop o un altro) porta la fibra fino a un punto di terminazione, solitamente un pozzetto o un tombino sul confine della proprietà pubblica. Da quel punto in poi, l’infrastruttura per raggiungere il tuo edificio – la cosiddetta “proprietà verticale” – è una tua responsabilità. In parole povere, se non esiste già una tubazione (corrugato) utilizzabile dal confine della tua proprietà fino alla sala server o al punto di ingresso desiderato, i costi e l’organizzazione degli eventuali lavori di scavo sono a carico tuo, l’utente finale. Molti contratti si bloccano qui: l’operatore fa il sopralluogo e constata l’assenza di un’infrastruttura predisposta, rimandando l’attivazione “fino a data da destinarsi”.
Prima ancora di firmare un contratto, è fondamentale effettuare un’ispezione della tua infrastruttura interna. Devi verificare la presenza di corrugati idonei, solitamente di colore verde o blu, con un diametro di almeno 40mm per permettere un passaggio agevole della sonda e del cavo. Controlla che i percorsi non presentino curve a 90 gradi strette, che potrebbero bloccare il passaggio, e che la distanza totale dal pozzetto stradale al punto di terminazione interno non sia eccessiva. Idealmente, non dovrebbe superare i 100 metri per evitare problemi di tiraggio.

Come mostra l’immagine, la predisposizione di un’infrastruttura di scavo adeguata è un’opera civile a tutti gli effetti, che richiede una pianificazione. Se scopri di non avere una predisposizione, hai due opzioni: organizzare i lavori a tue spese prima dell’arrivo dei tecnici, oppure negoziare con l’operatore (o un suo partner installatore) un preventivo per la realizzazione dei lavori. In alcuni casi, per allacci complessi, gli operatori possono offrire soluzioni “chiavi in mano”, ma è fondamentale che ogni costo sia chiaro e messo per iscritto prima di qualsiasi firma. Documentare fotograficamente lo stato attuale delle tubazioni e dei pozzetti è un passo cruciale per evitare contestazioni future.
La tua checklist per la verifica preliminare dovrebbe includere:
- Verificare la presenza di corrugati da almeno 40mm di diametro.
- Controllare che non ci siano curve a 90° nei percorsi dei tubi.
- Misurare la distanza dal pozzetto stradale all’armadio rack (max 100m consigliati).
- Verificare l’accessibilità dei pozzetti intermedi per eventuali giunzioni.
- Documentare fotograficamente lo stato attuale dell’infrastruttura.
Anticipare questo problema ti trasforma da spettatore passivo a gestore attivo del tuo allaccio, risparmiando mesi di attesa e frustrazioni.
Cosa fare se i tecnici se ne vanno perché “non passa la sonda” nei tubi esistenti?
È lo scenario più temuto e, purtroppo, uno dei più comuni: i tecnici arrivano, provano a infilare la sonda nel corrugato esistente e, dopo pochi metri, si bloccano. La diagnosi è lapidaria: “c’è un’ostruzione, non possiamo procedere”. E se ne vanno, lasciandoti con un contratto firmato e nessuna connessione. Come tecnico, ti posso dire che questo non è la fine, ma l’inizio di un processo di diagnosi. Le cause possono essere molteplici: un tubo schiacciato dal peso del terreno, detriti o fango accumulati nel tempo, una curva troppo stretta o un lavoro fatto male anni prima.
Non devi arrenderti. Esiste una serie di azioni progressive che un installatore competente (o che tu puoi richiedere venga eseguito) dovrebbe tentare prima di dichiarare il KO tecnico. Non accettare un semplice “non si può fare”. Chiedi attivamente quali tentativi sono stati fatti e quali sono i prossimi passi. La strategia corretta non è arrendersi, ma aumentare la “pressione” tecnica per superare l’ostacolo. Insisti perché vengano adottate soluzioni professionali invece di arrendersi al primo tentativo fallito. Questo approccio proattivo spesso fa la differenza tra un’attivazione fallita e una linea funzionante.
Ecco l’approccio metodico che andrebbe seguito:
- Tentativo con lubrificante: Il primo passo, spesso trascurato, è usare un gel siliconico specifico per cavi. Riduce l’attrito e può aiutare a superare piccoli ostacoli o curve difficili.
- Uso di una sonda più performante: La sondina di plastica standard può essere insufficiente. Si deve passare a una sonda professionale in fibra di vetro (tipicamente da 6mm di diametro), molto più rigida e capace di esercitare una maggiore forza di spinta.
- Videoispezione: Se anche la sonda professionale fallisce, il passo successivo è capire esattamente dove e quale sia il problema. Una telecamera per videoispezione, simile a quelle usate in idraulica, viene inserita nel tubo per visualizzare l’ostruzione e la sua natura. Questo permette di pianificare un intervento mirato.
- Soluzioni alternative: Se la videoispezione rivela un blocco insormontabile (es. tubo collassato), si possono valutare tecnologie “no-dig” per bypassare il tratto problematico senza scavi estesi, o considerare una posa aerea se esiste già un’infrastruttura di pali nelle vicinanze.
Affrontare il problema con un metodo scientifico, invece che con rassegnazione, è l’unica via per sbloccare la situazione e portare finalmente la fibra nella tua azienda.
L’errore di avere due linee fibra che passano nello stesso tombino: il rischio del “single point of failure”
Per garantire la continuità operativa, molte aziende scelgono di attivare una seconda linea di backup. L’errore più comune e pericoloso è pensare che avere due contratti con due operatori diversi sia sufficiente. Se entrambi i cavi in fibra, anche se di provider differenti, seguono lo stesso percorso fisico, entrano nello stesso tombino e passano per lo stesso corrugato per entrare nel tuo edificio, non hai una vera ridondanza. Hai creato un pericoloso “Single Point of Failure” (SPOF). Un incidente banale, come un escavatore che trancia i cavi durante lavori stradali o un allagamento del tombino principale, metterebbe fuori uso entrambe le tue connessioni simultaneamente, vanificando l’investimento nel backup.
La vera business continuity si ottiene con la ridondanza geografica. Questo significa che i percorsi fisici delle due linee devono essere completamente separati. Idealmente, una linea dovrebbe entrare da un lato dell’edificio (es. via terra) e la seconda da un lato opposto (es. via aerea o da un’altra strada). È un livello di pianificazione che va ben oltre la semplice firma di un contratto. Devi esigere per iscritto dai tuoi fornitori la mappatura dei percorsi e, se possibile, una certificazione che attesti la loro totale separazione fisica. Alcune aziende, per una ridondanza ancora maggiore, utilizzano tecnologie diverse: una fibra primaria e un backup su connessione radio punto-punto o FWA (Fixed Wireless Access) di alta qualità, che sono immuni da problemi legati agli scavi.

Come illustrato, una corretta progettazione prevede due vie di ingresso separate per i cavi, eliminando il rischio che un singolo incidente possa compromettere l’intera connettività aziendale. Questo approccio, sebbene più complesso in fase di progettazione, è l’unico che garantisce un livello di uptime adeguato per le attività critiche.
Piano d’azione: Audit della ridondanza fisica
- Richiedere per iscritto i percorsi fisici delle due fibre agli operatori (planimetrie di rete).
- Verificare che i punti di ingresso nell’edificio siano fisicamente separati e distanti.
- Controllare, se possibile, che le centrali di partenza dei due circuiti siano diverse.
- Documentare con fotografie e schemi i percorsi dei cavi all’interno dell’edificio fino ai rack.
- Esigere una certificazione scritta o una clausola contrattuale che attesti la separazione fisica dei percorsi.
Investire in una vera ridondanza non è un costo, ma un’assicurazione fondamentale per la sopravvivenza del tuo business nell’era digitale.
Quando aspettarsi l’attivazione: perché in area bianca possono passare 6 mesi dalla firma?
Hai firmato il contratto per la tua nuova linea FTTH in un’area bianca, coperta dal piano BUL (Banda Ultra Larga). Ti aspetti un’attivazione in poche settimane, ma i mesi passano e non accade nulla. Benvenuto nel labirinto dei tempi di attivazione nelle aree a fallimento di mercato. La ragione principale di questi ritardi biblici non è (sempre) l’incompetenza dell’operatore, ma una complessa catena di dipendenze tecniche e, soprattutto, burocratiche. In un’area bianca, la rete non esiste ancora o è in fase di completamento da parte di Open Fiber (il concessionario pubblico). L’operatore commerciale con cui hai firmato (es. Vodafone, Tiscali, etc.) è solo un “rivenditore” che si appoggia a questa infrastruttura.
L’attivazione può procedere solo dopo che Open Fiber ha dichiarato il tuo indirizzo “vendibile”, ovvero dopo aver completato e collaudato l’infrastruttura fino al pozzetto davanti a casa tua. Ma questo è solo l’ultimo miglio. A monte, i lavori di Open Fiber possono essere bloccati per mesi a causa della lentezza nel rilascio dei permessi di scavo da parte dei Comuni. In alcune regioni, i tempi per ottenere le autorizzazioni possono essere lunghissimi. Come conferma un rapporto I-Com, si registrano oltre 90 giorni di attesa media per autorizzazioni scavi in alcune regioni, un collo di bottiglia burocratico che paralizza i cantieri.
Quindi, i 6 mesi (o più) di attesa si compongono di: tempo per Open Fiber per ottenere i permessi, tempo per eseguire i lavori, tempo per il collaudo, e infine tempo per l’operatore commerciale per gestire la tua pratica e inviare i tecnici per l’ultimo tratto. Come puoi uscire da questo limbo di incertezza? La trasparenza è la tua arma migliore. Devi monitorare attivamente lo stato dei lavori. Il portale del Piano Strategico Banda Ultralarga è uno strumento fondamentale.
Per tracciare lo stato dei lavori, segui questi passi:
- Accedi al portale bandaultralarga.italia.it e vai alla sezione di verifica copertura.
- Inserisci il tuo indirizzo specifico per vedere lo stato dei lavori e l’operatore incaricato (es. Open Fiber).
- Impara a interpretare le fasi: “in progettazione” (siamo lontani), “in esecuzione” (i lavori sono in corso nel comune), “terminato” (la rete è pronta per essere collaudata e venduta).
- Verifica l’anno di copertura previsto per il tuo numero civico.
- Controlla il sito su base mensile per vedere se ci sono aggiornamenti sull’avanzamento dei cantieri.
Sapere a che punto è la catena di montaggio della tua connettività ti permette di avere aspettative realistiche e di sollecitare le parti giuste al momento giusto.
Fibra dedicata vs FTTH condivisa: quale serve davvero se hai 20 dipendenti in videochiamata?
Il termine “fibra FTTH” può essere fuorviante. La maggior parte delle offerte FTTH per piccole imprese si basa su una tecnologia di rete condivisa chiamata GPON (Gigabit Passive Optical Network). In questo schema, una singola fibra proveniente dalla centrale viene suddivisa tramite splitter ottici per servire fino a 64 utenti. Questo significa che la capacità totale della linea è condivisa tra tutti gli utenti collegati. In orari di punta, quando tutti i tuoi “vicini” di fibra sono online, le prestazioni possono degradare. Per un’azienda con 20 dipendenti contemporaneamente in videochiamata HD, che richiedono banda stabile e bassa latenza, una FTTH condivisa può rivelarsi insufficiente e causare blocchi e interruzioni.
La soluzione per le aziende con esigenze critiche è la fibra dedicata (o P2P, Point-to-Point). In questo caso, un singolo cavo in fibra ottica collega direttamente la tua sede alla centrale dell’operatore. Non c’è alcuna condivisione: l’intera capacità della linea è tua, 24/7. Questo si traduce in due vantaggi non negoziabili per il business: la Banda Minima Garantita (BMG) e gli Service Level Agreement (SLA). Una FTTH condivisa ha una BMG irrisoria (spesso 5/1 Mbps), mentre una dedicata garantisce contrattualmente il 99% o più della banda nominale (es. 100/100 Mbps garantiti). Gli SLA sull’uptime sono un altro mondo: una linea condivisa offre al massimo il 99,5% (che significa fino a 44 ore di downtime all’anno), mentre una dedicata arriva al 99,95% o 99,99%, con tempi di ripristino garantiti in poche ore.
Certo, il costo è diverso. Ma vederlo come una spesa è un errore. Come dimostrano diverse analisi, il ritorno sull’investimento (ROI) di una connessione performante è significativo, grazie all’aumento della produttività e all’eliminazione delle interruzioni. È un investimento nell’efficienza operativa.
Il seguente quadro comparativo mette a nudo le differenze sostanziali tra le due tecnologie, aiutandoti a scegliere quella giusta per le tue reali necessità operative.
| Caratteristica | FTTH Condivisa (GPON) | Fibra Dedicata |
|---|---|---|
| Banda Minima Garantita | 5/1 Mbps | 100/100 Mbps |
| SLA Uptime | 99,5% (44h downtime/anno) | 99,95% (4h downtime/anno) |
| Costo mensile medio | 50-100€ | 300-800€ |
| Adatto per 20 videochiamate HD | No (contesa banda) | Sì (garantito) |
Scegliere una linea condivisa per risparmiare poche centinaia di euro al mese, per poi perdere migliaia di euro in produttività a causa di disservizi, è una strategia perdente.
Permessi di scavo comunali: come sbloccare la pratica ferma in comune da 3 mesi?
La tua attivazione fibra è bloccata. L’operatore incolpa il Comune per i permessi di scavo mancanti, e il Comune non risponde. Ti trovi nel famigerato limbo burocratico italiano. Questo non è un problema marginale; è spesso la causa principale dei ritardi mastodontici nel piano di copertura nazionale. La burocrazia è la vera zavorra che frena la digitalizzazione del Paese.
Come sottolinea un’analisi dell’Istituto I-Com, il problema è sistemico:
Secondo un recente rapporto dell’istituto I‑Com, la vera zavorra del piano non è solo tecnica o economica, è burocratica. Per completare i nuovi lavori servono autorizzazioni per gli scavi, ma in alcune Regioni le procedure richiedono in media più di 90 giorni. Nelle regioni del Centro Italia la situazione è anche peggiore, con tempistiche che superano i 100 giorni.
– Istituto I-Com, Rapporto Italia Banda Ultralarga 2025
Cosa puoi fare tu, come imprenditore, per smuovere le acque? Non puoi semplicemente aspettare. Devi intraprendere una strategia di escalation burocratica, documentata e formale. L’obiettivo è far capire all’amministrazione comunale che la tua richiesta non è isolata, ma si inserisce in un contesto di interesse nazionale (il Piano Italia 1 Giga) e che esistono normative (come il Decreto Semplificazioni) che dovrebbero accelerare queste pratiche. Devi trasformarti da semplice richiedente a stakeholder informato e insistente.
Ecco un piano d’azione concreto, da seguire passo dopo passo, per esercitare una pressione costruttiva e legale sull’amministrazione locale:
- Primo passo: la PEC formale. Invia una Posta Elettronica Certificata (PEC) all’Ufficio Tecnico del Comune, chiedendo aggiornamenti sulla pratica di autorizzazione allo scavo per il tuo indirizzo, facendo riferimento al numero di pratica se lo conosci (chiedilo all’operatore).
- Aumentare la visibilità. Nella stessa PEC, metti in copia conoscenza (CC) il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica e/o ai Lavori Pubblici. Questo alza il livello di attenzione.
- Fornire il contesto normativo. Cita esplicitamente il Piano Italia 1 Giga e il Decreto Semplificazioni (D.L. 76/2020), che prevedono procedure accelerate per le infrastrutture di telecomunicazione. Dimostri di conoscere i tuoi diritti.
- Coinvolgere le associazioni di categoria. Informa le associazioni di categoria locali (es. Confindustria, Confcommercio, CNA) della tua situazione. Spesso hanno canali di dialogo privilegiati con le amministrazioni.
- Escalation alle autorità superiori. Se dopo 30 giorni non hai ricevuto risposta o la situazione è ancora bloccata, il passo successivo è l’escalation al Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) della tua regione o direttamente ad AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), segnalando il ritardo ingiustificato.
Questo approccio trasforma una sterile attesa in un’azione mirata, aumentando drasticamente le possibilità di sbloccare la situazione.
Da ricordare
- La differenza tra FTTC (fibra-misto-rame) e FTTH (tutta fibra) non riguarda solo la velocità di download, ma soprattutto la stabilità e la velocità di upload, cruciali per le applicazioni aziendali in cloud.
- I principali ostacoli all’attivazione non sono quasi mai commerciali, ma fisici (infrastruttura in proprietà privata, tubi ostruiti) e burocratici (permessi di scavo comunali).
- Una vera linea di backup richiede ridondanza geografica: due cavi che entrano da percorsi e tombini diversi per evitare il “Single Point of Failure” (SPOF).
Come progettare una sala server aziendale o scegliere un Data Center colocation che garantisca uptime del 99,99%?
Una volta ottenuta la connettività, la domanda successiva è: dove termina? Per le aziende che gestiscono dati sensibili o infrastrutture critiche, la scelta tra una sala server interna (on-premise) e l’affidarsi a un Data Center esterno in colocation è strategica. In entrambi i casi, l’obiettivo è garantire un uptime elevatissimo, idealmente del 99,99% o superiore, che si traduce in meno di un’ora di downtime all’anno. Progettare una sala server on-premise con questi standard è estremamente costoso e complesso: richiede sistemi di alimentazione ridondanti (UPS, generatori), climatizzazione di precisione, sistemi antincendio e sicurezza fisica.
Per la maggior parte delle PMI, la soluzione più efficiente e sicura è la colocation in un Data Center professionale. Questo significa affittare uno spazio rack in una struttura specializzata, portando lì i propri server. Il Data Center fornisce tutta l’infrastruttura fisica (alimentazione, raffreddamento, sicurezza) e, cosa fondamentale, una connettività eccellente. I Data Center più importanti sono “carrier neutral”, cioè ospitano decine di operatori diversi, permettendoti di scegliere la migliore connettività e di creare facilmente soluzioni multi-operatore ridondate. La copertura FTTH nelle aree dei principali distretti Data Center italiani è solitamente molto alta; ad esempio, secondo la Broadband Map AGCOM 2025, si arriva a Milano al 76% e a Roma al 59% di copertura FTTH per le PMI.
La scelta di un Data Center non va fatta alla leggera. Bisogna valutare attentamente le certificazioni e le caratteristiche tecniche. La certificazione TIER dell’Uptime Institute è uno standard globale: un Data Center TIER III offre manutenzione concorrente (non si spegne mai nulla per manutenzione) e garantisce un uptime del 99,982%. Un TIER IV è completamente fault-tolerant. La presenza di un doppio ingresso fibra (dual entry) e la carrier neutrality sono altri fattori non negoziabili per garantire la massima affidabilità.
Quando valuti un Data Center in Italia, usa questa checklist essenziale:
- Certificazione: Richiedi la prova di una certificazione TIER III o superiore.
- Carrier Neutrality: Verifica la presenza di almeno 5 operatori di telecomunicazioni all’interno della struttura.
- Connettività: Assicurati che il Data Center abbia un doppio ingresso fisico per i cavi in fibra (dual entry) da percorsi stradali separati.
- SLA: Esigi uno Service Level Agreement sull’uptime garantito contrattualmente, con penali chiare in caso di mancato rispetto.
- Latenza: Valuta la distanza dalla tua sede. Per applicazioni sensibili, la latenza verso il Data Center dovrebbe essere inferiore a 10ms.
Ora che possiedi gli strumenti per analizzare la tua situazione e pianificare la tua connettività, il prossimo passo è richiedere un progetto su misura che tenga conto di tutte queste variabili critiche, trasformando la spesa per la connettività in un investimento strategico per la crescita.