
L’abilitazione da ingegnere informatico non è un obbligo per tutti, ma un investimento strategico che apre porte altrimenti sbarrate.
- Fornisce l’autorità legale per firmare progetti, collaudi e perizie, con un valore economico fino al 180% superiore.
- È un requisito fondamentale per l’accesso alla dirigenza nella Pubblica Amministrazione e per specifici concorsi pubblici.
Raccomandazione: Valuta il tuo obiettivo di carriera a 5 anni. Se include la Pubblica Amministrazione, la consulenza legale, la libera professione strutturata o ruoli dirigenziali, l’abilitazione non è un’opzione, ma un passo quasi obbligato.
Hai appena lanciato il tocco in aria, la pergamena di laurea in Ingegneria Informatica è tra le tue mani e una domanda inizia a ronzarti in testa, più insistente di un bug in produzione: “E adesso? Devo fare l’Esame di Stato?”. Amici e colleghi più grandi ti avranno già bombardato di consigli contrastanti: “Inutile, nel privato non serve a nulla”, “Fallo subito, finché hai la mente allenata”, “È solo una tassa in più”. La confusione è comprensibile. Il mondo del lavoro sembra richiedere solo skill pratiche, linguaggi di programmazione all’ultima moda e familiarità con metodologie agili, concetti che l’università spesso sfiora appena.
Il punto, però, è che si sta guardando il problema dalla prospettiva sbagliata. Molti pensano all’abilitazione come a un test sulle proprie capacità di programmatore o sistemista. Non lo è. L’Esame di Stato non valuta la tua conoscenza di Python o la tua abilità nel configurare un cluster Kubernetes. Valuta la tua capacità di essere un ingegnere: un professionista in grado di applicare un metodo scientifico, formale e normato alla risoluzione di problemi complessi, assumendosene la piena responsabilità legale. Non è un “pezzo di carta”, ma un asset strategico che ti conferisce un’autorità e un accesso a mercati altrimenti preclusi.
Questo non significa che sia la scelta giusta per tutti, ma per decidere con cognizione di causa devi smettere di chiederti “mi serve per trovare lavoro?” e iniziare a domandarti “a cosa mi abilita e quale carriera mi permette di costruire?”. In questo articolo, da ingegnere che ha già percorso questa strada, ti guiderò attraverso un’analisi pragmatica: vedremo quando l’iscrizione all’Albo diventa un vantaggio competitivo tangibile, come affrontare la temuta prova pratica, quali sono i costi reali e come questa scelta si inserisce in una visione di carriera a lungo termine, sia nel pubblico, sia come freelance.
Per navigare attraverso questa decisione complessa, analizzeremo punto per punto tutti gli aspetti cruciali che devi considerare. Questo percorso ti fornirà una mappa chiara per capire se, per i tuoi specifici obiettivi, l’abilitazione professionale è un ostacolo burocratico o il più potente acceleratore per la tua carriera.
Sommario: Guida strategica all’abilitazione per ingegneri informatici
- Ingegnere Junior o Senior: quale sezione dell’Albo offre reali vantaggi nei concorsi pubblici?
- Come prepararsi alla prova pratica di progetto se hai studiato solo teoria all’università?
- Quando è obbligatoria la firma dell’ingegnere informatico nei progetti pubblici e privati?
- L’errore comune nella stesura della relazione tecnica che costa la bocciatura al 30% dei candidati
- Quanto costa davvero abilitarsi tra tasse universitarie e contributi statali?
- L’errore di pensare che l’università ti insegni a programmare come serve in azienda (spoiler: no)
- Perché la Magistrale è essenziale se punti alla dirigenza nella Pubblica Amministrazione o all’insegnamento?
- Inarcassa o Gestione Separata INPS: cosa conviene a un ingegnere informatico freelance?
Ingegnere Junior o Senior: quale sezione dell’Albo offre reali vantaggi nei concorsi pubblici?
Una delle prime decisioni da prendere riguarda la sezione a cui iscriversi: la Sezione B (Ingegnere Junior), accessibile con la laurea triennale, o la Sezione A (Ingegnere Senior), che richiede la laurea magistrale. Sgombriamo il campo da un equivoco: per quanto riguarda i concorsi pubblici, la differenza non è solo formale, ma sostanziale e si traduce in opportunità e stipendi nettamente diversi. L’abilitazione agisce come un vero e proprio “pass” per posizioni di maggior responsabilità e prestigio, come dimostrano le recenti selezioni per 88 posizioni INPS e 182 posizioni al Ministero dell’Interno per funzionari informatici, dove il titolo era premiante.
L’iscrizione all’Albo, in particolare alla Sezione A, non è solo un requisito di accesso, ma spesso un titolo che conferisce un punteggio aggiuntivo, creando un vantaggio competitivo determinante in graduatoria. La Sezione A è la chiave per sbloccare i ruoli dirigenziali, totalmente preclusi agli Ingegneri Junior e ai non abilitati.
Per capire il vantaggio concreto, ecco un confronto diretto basato sui bandi di concorso più comuni:
| Tipo di Concorso | Ingegnere Junior (Sez. B) | Ingegnere Senior (Sez. A) | Vantaggio Concreto |
|---|---|---|---|
| Funzionario Informatico PA | Accesso con laurea triennale | Accesso con laurea magistrale | Punteggio aggiuntivo +2 punti per iscrizione Albo |
| Dirigente Tecnico | Non ammesso | Requisito obbligatorio | Accesso esclusivo alla dirigenza |
| Consulente Tecnico Tribunale | Ammesso con limitazioni | Pieno accesso | Incarichi di maggior valore economico |
| Posizioni INPS/INAIL | Cat. C – Istruttore | Cat. D – Funzionario | Differenza stipendiale: +400€/mese |
Percorsi di carriera nella PA: confronto tra abilitati e non abilitati
L’analisi del Concorso del Ministero dell’Interno per 182 funzionari informatici è emblematica. L’iscrizione all’Albo degli Ingegneri costituiva un titolo preferenziale con un punteggio aggiuntivo. I candidati dovevano possedere una laurea magistrale in Informatica (LM-18) o Ingegneria Informatica (LM-32). Ma il vero divario emerge nel lungo periodo: un’analisi dei percorsi di carriera mostra che, dopo 5 anni, i funzionari iscritti all’Albo possono accedere a selezioni interne per posizioni dirigenziali, mentre i non iscritti rimangono confinati ai ruoli puramente tecnici, con limitate possibilità di progressione verticale.
La scelta tra Sezione A e B, quindi, deve essere allineata alle tue ambizioni. Se punti a una carriera apicale nella Pubblica Amministrazione, la Sezione A non è un’opzione, ma un requisito strategico fondamentale.
Come prepararsi alla prova pratica di progetto se hai studiato solo teoria all’università?
La prova pratica è lo scoglio più temuto. Molti neolaureati si sentono impreparati, convinti che l’università abbia fornito solo basi teoriche, lontane dalla progettazione “reale”. Questo è un errore di prospettiva. L’esame non vuole un progetto innovativo o un codice perfettamente ottimizzato; vuole verificare la tua mentalità ingegneristica formale. Come ha spiegato un Commissario d’Esame del Politecnico di Torino, la valutazione si concentra sulla correttezza metodologica e non sull’originalità.
Le commissioni non valutano l’originalità della soluzione, ma la correttezza formale e metodologica ingegneristica. L’errore più comune è scrivere un testo discorsivo invece di seguire uno schema rigido.
– Commissario Esami di Stato Politecnico Torino, Blog Kiwifarm – Esami di Stato Ingegneria 2024
La chiave è quindi allenarsi a seguire uno schema strutturato, dimostrando di padroneggiare il processo ingegneristico dall’analisi dei requisiti al piano di testing. Non si tratta di “saper fare”, ma di “saper documentare” il proprio ragionamento progettuale in modo chiaro, tracciabile e conforme agli standard.

Il segreto non è studiare più teoria, ma trasformare la teoria in un metodo pratico e replicabile. Bisogna imparare a “inscatolare” le proprie conoscenze all’interno di una struttura documentale rigida, che è ciò che la commissione si aspetta di vedere. Per colmare questo gap, è fondamentale un approccio metodico e focalizzato.
Il tuo piano d’azione per la prova pratica
- Analisi delle tracce passate: Recupera le tracce degli ultimi 3 anni dalla tua sede universitaria (Politecnici di Milano, Torino e La Sapienza spesso pubblicano esempi online) per capire il livello di dettaglio richiesto.
- Esercitazione end-to-end: Sviluppa progetti completi includendo sempre analisi dei requisiti, progetto di massima, progetto esecutivo e un dettagliato piano di testing.
- Studio delle normative: Studia e impara a citare le normative UNI/ISO pertinenti, come la ISO/IEC 27001 per la sicurezza o la ISO/IEC 9126 per la qualità del software. Questo dimostra professionalità.
- Creazione di template: Prepara dei modelli standard per la gestione dei filesystem, il design di database e le architetture di rete, seguendo gli schemi (es. UML) preferiti dalle commissioni.
- Simulazione realistica: Esegui almeno 3 simulazioni complete della prova, rispettando rigorosamente il vincolo delle 8 ore per abituarti alla gestione del tempo e della pressione.
Quando è obbligatoria la firma dell’ingegnere informatico nei progetti pubblici e privati?
Qui entriamo nel cuore del valore legale dell’abilitazione. La firma di un ingegnere iscritto all’Albo non è un semplice autografo: è un atto che conferisce validità legale e responsabilità civile e penale a un documento tecnico. Se nel lavoro dipendente in azienda questo aspetto è spesso invisibile, diventa cruciale non appena ci si sposta verso la libera professione, la consulenza o il settore pubblico. La firma è ciò che trasforma una semplice “consulenza” in una “perizia asseverata” o un “collaudo certificato”.
Questa “autorità legale” ha un impatto economico diretto. Secondo un’analisi delle tariffe professionali, le perizie asseverate con firma dell’ingegnere hanno un valore medio superiore del 180% rispetto a una semplice relazione tecnica non firmata. Questo perché la firma impegna la responsabilità del professionista, offrendo al committente una garanzia che nessun laureato non abilitato può fornire. L’iscrizione all’Albo, quindi, sblocca un mercato a più alto valore aggiunto.
Ma quando è, nel concreto, obbligatoria? Ecco una lista dei casi più comuni in cui la tua firma diventa un requisito non negoziabile:
- Gare d’appalto pubbliche per infrastrutture ICT: La firma è obbligatoria per la progettazione e il collaudo secondo il Codice degli Appalti, specialmente per progetti di importo significativo.
- Perizie giurate e Consulenze Tecniche d’Ufficio (CTU): Solo un ingegnere iscritto all’Albo può redigere perizie con valore legale per i tribunali in caso di contenziosi su software, danni informatici o proprietà intellettuale.
- Collaudo di impianti complessi: Per impianti che integrano componenti software critiche (es. domotica avanzata, sistemi di controllo in Industria 4.0, impianti di sicurezza), la firma è necessaria per la certificazione di conformità e sicurezza.
- Progetti di sicurezza informatica per la PA: La progettazione e la validazione di sistemi per infrastrutture critiche nazionali o che trattano dati sensibili richiedono obbligatoriamente la supervisione e la firma di un ingegnere abilitato.
- Relazioni tecniche asseverate: Qualsiasi relazione che debba avere valore legale (ad esempio per accedere a finanziamenti, per certificazioni di qualità, etc.) acquisisce tale valore solo con il timbro e la firma dell’ingegnere.
Rinunciare all’abilitazione significa auto-escludersi da tutte queste opportunità professionali ad alta responsabilità e remunerazione.
L’errore comune nella stesura della relazione tecnica che costa la bocciatura al 30% dei candidati
È un dato che fa riflettere: secondo le analisi dei verbali delle commissioni, più del 30% dei candidati viene bocciato non per errori tecnici nella soluzione, ma per carenze nella documentazione formale del progetto. L’errore fatale? Trattare la relazione tecnica come un tema discorsivo, un flusso di coscienza progettuale, invece che come un documento ingegneristico strutturato. La commissione non vuole leggere un romanzo, vuole vedere uno schema logico, chiaro e replicabile.
La mancanza di una struttura rigida, l’assenza di riferimenti normativi, una gestione approssimativa delle alternative progettuali e un piano di testing vago sono i segnali che trasformano un progetto tecnicamente valido in una bocciatura sicura. La commissione deve poter “navigare” il documento e trovare immediatamente le informazioni chiave. Un indice ben definito e capitoli che seguono una sequenza logica sono la prima dimostrazione di possedere una mentalità ingegneristica.

Pensa alla relazione come al `README.md` di un progetto critico: deve essere impeccabile, completo e guidare chiunque (in questo caso, la commissione) a comprendere ogni scelta, ogni rischio e ogni soluzione. Per evitare di cadere in questa trappola, è essenziale adottare un template standard e seguirlo pedissequamente. Ecco una struttura che ha dimostrato di essere vincente.
- Capitolo 1: Inquadramento del problema: Descrizione del contesto e degli obiettivi (massimo 2 pagine).
- Capitolo 2: Riferimenti normativi: Citare almeno 2-3 normative UNI/ISO o leggi pertinenti al progetto (es. GDPR, norme sulla sicurezza, etc.).
- Capitolo 3: Analisi delle specifiche: Dettagliare i requisiti funzionali e non funzionali in modo puntuale.
- Capitolo 4: Alternative progettuali: Descrivere almeno due alternative scartate, motivando la scelta finale con criteri tecnici ed economici (costi, performance, manutenibilità).
- Capitolo 5: Progetto di massima: Includere i diagrammi di alto livello (architettura di sistema, diagrammi UML principali come casi d’uso e classi).
- Capitolo 6: Progetto esecutivo: Dettagli implementativi, scelte tecnologiche (linguaggi, framework, database), e schemi di dettaglio (es. schema ER del database).
- Capitolo 7: Piano di testing e validazione: Definire le strategie di test (unità, integrazione, sistema) e le metriche di qualità da monitorare.
- Capitolo 8: Analisi dei rischi: Identificare i potenziali rischi (tecnici, operativi, di sicurezza) e proporre un piano di mitigazione per ciascuno.
Seguire questo schema non è un esercizio di stile, ma la dimostrazione pratica di saper applicare un metodo ingegneristico rigoroso.
Quanto costa davvero abilitarsi tra tasse universitarie e contributi statali?
Parliamo di soldi. Affrontare l’Esame di Stato è un investimento, ed è giusto conoscerne l’entità. I costi non si limitano alla sola tassa d’esame, ma includono una serie di voci che, sommate, possono raggiungere una cifra significativa. È fondamentale avere un quadro completo per pianificare la spesa e valutarla in relazione ai benefici di carriera. I costi si dividono in costi diretti (le tasse da pagare) e costi indiretti (o “costo opportunità”).
I costi diretti variano leggermente a seconda dell’ateneo presso cui si sostiene l’esame e della provincia in cui ci si iscrive all’Albo. La struttura di base, però, è simile in tutta Italia. Ecco una panoramica dei costi che dovrai affrontare, basata su dati medi nazionali.
| Università | Tassa Esame Stato | Contributo Ateneo | Iscrizione Albo (1° anno) | Totale |
|---|---|---|---|---|
| Politecnico Milano | 49,58€ | 350€ | 420€ | 819,58€ |
| Politecnico Torino | 49,58€ | 320€ | 390€ | 759,58€ |
| La Sapienza Roma | 49,58€ | 380€ | 450€ | 879,58€ |
| Federico II Napoli | 49,58€ | 290€ | 380€ | 719,58€ |
| Univ. Palermo | 49,58€ | 270€ | 360€ | 679,58€ |
A queste cifre, che si aggirano mediamente tra i 700 e i 900 euro per il primo anno, va aggiunto un fattore spesso trascurato: il costo opportunità. Se decidi di dedicare 2-3 mesi a tempo pieno per una preparazione intensiva, stai di fatto rinunciando a un potenziale stipendio. Considerando uno stipendio medio da neolaureato, questo si traduce in un mancato guadagno che può essere stimato tra i 3.600 e i 5.400 euro.
La spesa totale, quindi, non è banale. Questo rafforza la necessità di vedere l’abilitazione non come un obbligo, ma come un investimento consapevole. La domanda da porsi è: “Il potenziale accesso a concorsi, perizie e ruoli dirigenziali giustifica questo esborso iniziale?”. La risposta, come vedremo, dipende interamente dal percorso di carriera che intendi intraprendere.
L’errore di pensare che l’università ti insegni a programmare come serve in azienda (spoiler: no)
Molti neolaureati in ingegneria informatica vivono un brusco risveglio al primo colloquio di lavoro. Si rendono conto che la profonda conoscenza degli algoritmi di ordinamento o della complessità computazionale, su cui hanno speso nottate insonni, interessa relativamente ai recruiter. Le aziende cercano altro. Questo gap tra mondo accademico e mondo del lavoro è una delle principali fonti di frustrazione, ed è cruciale capirlo per posizionare correttamente il valore dell’Esame di Stato.
L’università insegna Computer Science con algoritmi e complessità, l’azienda richiede Software Engineering: Git, CI/CD, metodologie agili, testing, Docker.
– CTO di startup italiana del settore fintech, Studio Kiwifarm sulle competenze richieste 2024
L’università ti dà le fondamenta scientifiche (la Computer Science), mentre le aziende esigono competenze operative per costruire, manutenere e far evolvere prodotti software complessi in un contesto collaborativo (la Software Engineering). L’Esame di Stato si colloca in una terza dimensione: non verifica né la pura teoria né la skill operativa su un tool specifico, ma la capacità di applicare una metodologia ingegneristica formale. Dimostra che sai progettare un sistema in modo strutturato, valutando rischi e alternative, e documentando il processo in modo difendibile.
È quindi un errore pensare che “non fare l’esame” per concentrarsi sulla programmazione sia la soluzione a tutto. Sono tre percorsi di competenza diversi e complementari. Per colmare il gap con le richieste aziendali, non serve più teoria, ma un piano d’azione pratico.
- Contribuisci a progetti open source: Scegli 2-3 progetti su GitHub che ti interessano e inizia a contribuire. È il modo migliore per imparare a usare Git in un flusso di lavoro reale e dimostrare capacità di collaborazione.
- Partecipa a hackathon e meetup: Eventi come Codemotion, HackItaly o i meetup locali (GDG, Milano JS, etc.) sono palestre eccezionali per lavorare in team sotto pressione e fare networking.
- Ottieni certificazioni pratiche: Una certificazione come AWS Solutions Architect, Google Cloud o Docker Certified Associate ha un peso enorme sul curriculum perché attesta competenze pratiche e richieste.
- Crea un portfolio di progetti: Sviluppa da zero 3 progetti completi e deployati (es. un’API REST con database, collegata a un frontend in React/Angular e con una pipeline di CI/CD su GitHub Actions). Questo è il tuo biglietto da visita.
Capire questa distinzione è fondamentale: le skill da azienda ti fanno assumere, la mentalità ingegneristica dell’esame ti fa fare carriera in certi ambiti.
Perché la Magistrale è essenziale se punti alla dirigenza nella Pubblica Amministrazione o all’insegnamento?
Se la laurea triennale apre le porte del mondo del lavoro, la laurea magistrale è la chiave che sblocca i piani alti, specialmente in due settori molto strutturati: la Pubblica Amministrazione e il mondo della scuola. In questi contesti, il titolo di studio non è solo una questione di prestigio, ma un requisito formale e non negoziabile per accedere a determinate posizioni. Pensare di poter fare carriera senza, è semplicemente irrealistico.
Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, la regola è ferrea. Se la tua ambizione è andare oltre il ruolo di funzionario tecnico e puntare a una posizione dirigenziale, la laurea magistrale è il primo, indispensabile, gradino. Secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Funzioni Centrali, il 100% dei concorsi per l’accesso alla dirigenza pubblica richiede una Laurea Magistrale (o titolo equipollente del vecchio ordinamento) unita a un’anzianità di servizio di almeno 5 anni nel ruolo di funzionario. Senza la magistrale, la porta della dirigenza rimane chiusa per sempre.
Un discorso analogo vale per l’insegnamento nelle scuole secondarie di secondo grado. Per diventare docente di ruolo in materie informatiche o scientifiche, la laurea magistrale è il titolo di accesso fondamentale, a cui si aggiunge la necessità di acquisire i 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche. Le classi di concorso accessibili con una laurea in Ingegneria Informatica sono diverse e specifiche.
| Classe Concorso | Materia | Requisiti | Scuole |
|---|---|---|---|
| A-41 | Scienze e tecnologie informatiche | LM-18 Informatica / LM-32 Ing. Informatica + 24 CFU | Istituti Tecnici (indirizzo Informatica) |
| A-47 | Scienze matematiche applicate | LM-32 Ing. Informatica / altre LM area scientifica + 24 CFU | Istituti Tecnici e Professionali |
| A-20 | Fisica | LM-17 Fisica / LM-32 Ing. Informatica con integrazioni + 24 CFU | Licei Scientifici |
In entrambi i casi, la laurea magistrale non è un “plus”, ma la condizione sine qua non per iniziare il percorso. Se la tua visione di carriera include la guida di un dipartimento nella PA o la formazione delle nuove generazioni in un’aula scolastica, l’investimento di altri due anni di studio non è in discussione.
Da ricordare
- L’abilitazione è un asset strategico per accedere a ruoli nella PA, perizie legali e collaudi, non un obbligo per il lavoro da dipendente nel privato.
- L’esame di Stato non testa le tue abilità di programmazione, ma la tua capacità di applicare una metodologia ingegneristica formale e documentata.
- La scelta di abilitarsi deve basarsi su un’analisi costi-benefici legata ai tuoi obiettivi di carriera a lungo termine (5-10 anni).
Inarcassa o Gestione Separata INPS: cosa conviene a un ingegnere informatico freelance?
Se il tuo futuro è la libera professione, la scelta del regime previdenziale è una delle decisioni più impattanti a livello economico e di tutele. Per un ingegnere informatico iscritto all’Albo, le opzioni sono principalmente due: Inarcassa, la cassa di previdenza e assistenza per ingegneri e architetti liberi professionisti, o la Gestione Separata INPS. La scelta non è libera: l’iscrizione a Inarcassa è obbligatoria per chi esercita la libera professione in modo esclusivo e possiede Partita IVA. La Gestione Separata diventa l’alternativa per chi, ad esempio, svolge contemporaneamente un’attività da lavoro dipendente.
La differenza principale tra le due gestioni non è solo nell’aliquota contributiva, ma anche nei contributi minimi e nel livello di prestazioni di welfare offerte. A parità di reddito, le differenze possono essere notevoli, come mostra questa simulazione su un reddito imponibile di 50.000€.
| Parametro | Inarcassa | Gestione Separata INPS | Differenza |
|---|---|---|---|
| Aliquota contributiva | 14,5% soggettivo + 4% integrativo | 26,23% (senza altra copertura) | -7,73% |
| Contributi su 50.000€ | 7.250€ + 2.000€ = 9.250€ | 13.115€ | -3.865€ |
| Contributo minimo 2024 | 2.695€ (soggettivo) + 815€ (integrativo) | Nessun minimo | 3.510€ fissi |
| Deducibilità fiscale regime forfettario | 100% deducibile | 100% deducibile | Nessuna differenza |
| Netto in tasca (stimato) | ~40.750€ | ~36.885€ | +3.865€ |
Dal punto di vista puramente contributivo, Inarcassa appare più vantaggiosa per redditi medio-alti, grazie a un’aliquota soggettiva più bassa. Tuttavia, impone dei contributi minimi che possono essere un onere pesante all’inizio dell’attività. La Gestione Separata INPS, non avendo minimi, è più flessibile per chi ha redditi bassi o intermittenti.
Vantaggi welfare: confronto prestazioni Inarcassa vs INPS
La vera differenza, spesso, la fa il welfare. Inarcassa, essendo una cassa di categoria, offre prestazioni pensate per i liberi professionisti. Queste includono un’indennità di maternità/paternità che può arrivare fino a 5 mesi (contro i 3 dell’INPS in molti casi), convenzioni per polizze sanitarie integrative con rimborsi significativi, e l’accesso a prestiti d’onore a tassi agevolati per i giovani iscritti che vogliono avviare il proprio studio. La Gestione Separata INPS, d’altra parte, garantisce l’accesso all’indennità di disoccupazione (DIS-COLL), una tutela importante ma con importi spesso inferiori rispetto alle prestazioni offerte da Inarcassa.
La scelta dipende quindi dalla fase della tua carriera: la Gestione Separata offre più flessibilità all’inizio, mentre Inarcassa rappresenta un investimento a lungo termine su un sistema di tutele più robusto e specifico per la professione.
La decisione finale, ora, spetta a te. Hai tutti gli elementi per fare una scelta informata e non emotiva. Analizza i dati, definisci i tuoi obiettivi a medio e lungo termine, e scegli la strada che non solo ti darà un lavoro, ma che trasformerà la tua laurea nel tuo futuro professionale. In bocca al lupo, collega.